COME FINANZIARE LA CRESCITA? Debito ed equity a confronto

Debito o equity: la domanda che decide il futuro della società

Immaginate una startup innovativa o una PMI, entrambe interessate ad effettuare un investimento da alcune centinaia di migliaia di euro: un nuovo impianto, l’espansione all’estero o lo sviluppo di una tecnologia proprietaria. La prima reazione, quasi automatica, è cercare un investitore che sostenga il progetto. Ma questa non dovrebbe essere la prima scelta.

Prima di cercare capitale occorre capire quale supporto economico sia più adatto a finanziare quello specifico progetto. Debito, equity e finanza agevolata non rappresentano semplicemente tre modalità diverse per ottenere risorse, producono effetti differenti sulla liquidità dell’impresa, sulla struttura finanziaria, sulla governance e sul valore futuro dei soci.

La scelta dovrebbe quindi partire dalla tipologia di progetto da finanziare, dal livello di rischio e dalla capacità dell’impresa di generare flussi di cassa. In generale prima di avviare una qualsiasi raccolta di capitale, la domanda giusta da porsi non è “dove trovo i soldi?” quanto piuttosto: “cosa succederà ai soci, alla governance e alla liquidità dell’impresa nei prossimi anni?”

Equity: capitale senza rate, ma non senza costo

Con l’equity l’impresa raccoglie risorse facendo entrare nuovi soci: nessuna rata da rimborsare, nessun interesse da pagare, nessuna garanzia da fornire a una banca. È proprio questa assenza di vincoli immediati a rendere l’equity così attraente agli occhi di molti founder e imprenditori; tuttavia, l’assenza di interessi non significa assenza di costo: significa piuttosto che questo si manifesterà in modo diverso. Ogni volta che un’impresa cede una quota, cede anche una parte del valore che produrrà in futuro. Sarebbe tuttavia un errore leggere questo ragionamento come una critica all’equity. Per una startup nelle prime fasi di vita con un prodotto non ancora validato, una ricerca ad alto rischio o ricavi ancora troppo limitati per sostenere un rimborso, l’equity resta lo strumento più coerente, e non solo per la ragione finanziaria ma perché un investitore non porta solo capitale ma fornisce competenze, relazioni e credibilità sulla soluzione della startup agli occhi del mercato.

Quando il debito è la scelta più intelligente?

Il debito funziona secondo una logica opposta: l’impresa riceve risorse che dovrà restituire secondo tempi e condizioni definite, non c’è nessun tipo di diluizione, non c’è un nuovo socio e non cambia la governance. C’è però un vincolo altrettanto concreto: la capacità di restituire il finanziamento. Ed è proprio qui che si gioca la differenza tra un buon uso del debito e un uso pericoloso. Il debito ha senso quando finanzia qualcosa che genera flussi di cassa: l’acquisto di un macchinario che aumenta la capacità produttiva, un impianto, l’ampliamento di una linea, la digitalizzazione di un processo, il capitale circolante legato a ordini o contratti. Sono investimenti in cui l’impresa sa, con ragionevole certezza, che il progetto restituirà valore in un tempo definito e quindi può permettersi di pianificarne un rimborso.

Il debito termina invece di essere una scelta prudente quando manca la condizione che lo rende sostenibile: la prevedibilità dei flussi. Finanziare con un piano di rimborso uno sviluppo di prodotto non ancora validato, una ricerca ad alto rischio o un’espansione commerciale ancora sperimentale significa scommettere su un risultato che oggi nessuno può garantire. Il rischio è che il rimborso assorba proprio la liquidità di cui l’impresa avrebbe bisogno per correggere la rotta, se le cose non andassero come previsto. Un’impresa che si indebita per finanziare l’incertezza si ritrova spesso a dover onorare interessi proprio nel momento in cui avrebbe più bisogno di flessibilità, la stessa che un investitore paziente, in cambio di una quota, sarebbe disposto a concedere.

Finanza agevolata: la variabile che cambia il quadro

C’è però un elemento che, troppo spesso, entra nel ragionamento solo alla fine, quando invece dovrebbe essere il primo passo: la finanza agevolata. Si tratta di strumenti che possono cambiare radicalmente la struttura finanziaria di un investimento, riducendo il capitale privato necessario, sia esso debito o equity. Un progetto di ricerca può appoggiarsi a fondi pubblici e cofinanziamento aziendale prima ancora di cercare capitale privato. Una startup nelle prime fasi può usare la finanza agevolata per rafforzare il progetto, validare qualcosa in più, prima di aprire richiedere debito.

In conclusione, prima di decidere come finanziare un investimento occorre comprendere quanto siano prevedibili i flussi di cassa, quale livello di debito l’impresa possa sostenere, quale diluizione comporti l’ingresso di nuovi soci, e quali agevolazioni possano ridurre il fabbisogno finanziario complessivo. Solo dopo questa analisi ha senso decidere quanto capitale raccogliere, attraverso quali strumenti e da quali soggetti.

Come può aiutare Pierpaolo Vannucci Advisors?

Lo studio Pierpaolo Vannucci Advisors affianca le imprese nel costruire, prima ancora di avviare qualunque trattativa, la struttura finanziaria dell’operazione confrontando concretamente più scenari: uno scenario con equity, uno con finanziamento, uno con finanza agevolata, e uno scenario misto che combina le tre cose in proporzioni diverse.

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